Blocco delle emorragie non comprimibili

Autore: Vanni Vincenzo – RACFA/TCCC Instructor (Omnia Secura Academy)

Sui campi di battaglia una delle cause di morte evitabili sono le emorragie massive all’estremità che possono essere fermate attraverso l’utilizzo del C-A-T (tourniquet), ma quando la lesione e prossimale (inguine o ascelle) questo presidio non può essere utilizzato, visto che deve essere applicato a monte della ferita ad almeno 5 cm (2 pollici) come indicato dalle linee guida.

Questo ha portato alle aziende l’opportunità di fare ricerca con l’intento di utilizzare altri presidi per intervenire su questo tipo di lesione. Attualmente in commercio esistono diversi tipi presidi studiati per bloccare le emorragie non comprimibili.

Garze piegate a Z o QuickClot

Posso essere garze piagate a “z” con una linea radiopaca e imbevute da due sostanze diverse quali:

  • Caolino: un minerale della famiglia dei silicati estratto dalle rocce, a contatto con il sangue attiva precocemente il fattore di coagulazione XII per arrestare l’emorragia
  • Chitosano: un biopolimero estratto dal guscio di una particolare specie di gamberi marini.

Queste sostanze migliorano nettamente i tempi di coagulazione, dove su test condotti in laboratorio si è visto che il tempo medio di coagulazione è di 13 minuti, diversamente dall’utilizzo di una sostanza che accelera il tempo di coagulazione portandolo a circa 30 secondi.

Spugne a forma cilindrica o metodo XSTAT

Un altro sistema per fermare le emorragie non comprimibili è l’utilizzo di spugne a forma cilindrica da iniettare all’interno della ferita. Queste spugne a contatto con il sangue espandono da 10 a 12 volte il loro volume e ogni spugna è radiopaca. Uno studio pubblicato a fine del 2017 sulla rivista JSOM ha messo a confronto i due metodi per fermare le emorragie non comprimibili: la garza imbevuta di caolino (QuickClot) e le spugne (XSTAT). Il test è stato condotto su 19 maiali maschi selezionati il cui peso andava dai 70 ai 90 kg, prima del test su sostituito il 60% del sangue con Hextend, prelevando dall’arteria femorale 50ml/min di sangue e infondendo contemporaneamente dalla vena cava Hextend.

Posti sotto anestesia gli furono esposte l’arteria ascella e la vena, la pressione media (MAP) prima dell’inizio del test era di 67 mmHg. Una volta incise la vena e l’arteria, il sangue fu fatto uscire senza compiere nessuna manovra di tamponamento per 30 secondi e scaduto il tempo si iniziò a tamponare la ferita. In 30 secondi il volume medio di sangue perso fu di 813 ml e la MAP arrivo a 38 mmHg.

I risultati del test furono:

  • Tempo di applicazione QuikClot: 87 secondi
  • Tempo di applicazione XSTAT: 71 secondi
  • Completato l’intervento secondo le indicazioni del Dipartimento della difesa Statunitense in merito alla valutazione degli agenti emostatici, furono infusi 500 ml di Hextend e 10L di Ringer per portare una MAP a 60-65 mmHg.
  • Durata dell’emostasi dopo infusione a boli:
  • Quikclot 5 minuti
  • XSTAT 25 minuti

Metodo XSTAT: conclusioni

Le linee guida TCCC hanno recentemente approvato e incorporato XSTSAT come metodo per creare un’emostasi.  Lo studio dimostra come sia ridotto il tempo di intervento rispetto ad altri agenti emostatici, ma in questo studio condotto su animali in coagulopatia non ha dimostrato un aumento della sopravvivenza. Infine si raccomanda lo studio di XSTAT in altre regioni del corpo quali: collo, addome e bacino.